Sale la nebbia

A una cert’ora della sera si alza la nebbia. Il castello, che è a pochi metri dalla Casa degli Scrittori, scompare e riappare, a pezzi come un puzzle, avvolto e celato dai fumi. Dal torrente e dalla cavità della foiba il velo bianco sale fino agli alberi più alti e rimane intorno al borgo fino alla mattina.

Oggi la nebbia è durata più a lungo. Quando ho aperto gli scuri del balcone sembrava di affacciarsi sulle nuvole.

La nota di colore ho pensato bene di darla io che nella lavatrice ho inserito una maglietta bianca e poi ne ho messa a stendere una arancione. Ridete, ridete: di solito so fare la lavatrice.

Sto lavorando a un dialogo difficile. E’ il punto cruciale del racconto: i due protagonisti hanno una discussione, uno fa una rivelazione all’altro e il rapporto tra loro cambia. Sento il peso di costruire una scena che riveste grande importanza e vorrei farlo senza sbavature. Leggo e rileggo gli appunti. Scrivo un po’ e poi cancello. Una parte mi sembra funzionare: “Voglio la verità. Il motivo può essere anche morboso, non me ne preoccupo un briciolo. Voglio sapere.”

Mi concedo due pause. La prima quando viene a trovarmi per il tè un amico istriano, Adriano (che non viene a mani vuote ma con ottimo becchime!), la seconda per spararmi una puntata di “Scandal”, la serie americana che ho appena scoperto e che mi piace un sacco, specie per il personaggio di Olivia Pope.

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